Frantoio Semipogeo Sciurti, Borgagne

Torre di Avvistamento, Torre Specchia Ruggeri

Chiesa Madonna del Carmine, Borgagne

Castello D'Amely, Melendugno

Chiesa Madre Maria SS. Assunta, Melendugno

Abbazia di San Niceta, Melendugno

Chiesa Presentazione del Signore, Borgagne

Torre di Avvistamento, Torre dell'Orso

La Guardia di Roca Vecchia...

  • Chiese e Abazie

    Abazia di San Niceta ­- Melendugno

    L’Abazia di San Niceta si trova nei pressi del cimitero di Melendugno. Centrale per la popolazione, dedicata al santo patrono. San Niceta, martire e protettore della città, fu messo al rogo per la sua fede cattolica, per ordire del re ariano Atanarico. L’abazia, secondo fonti storiche, dovrebbe essere stata fondata nel 1167 da Tancredi d’Altavilla e fu retta dai monaci basiliani.Tuttavia, il più antico documento che fa riferimento al Monastero Sancti Niceti, licensis Diocesis è del 1324e riguarda le Decime Pontificie, quando l’insediamento non dipendeva ancora dal celebre Monastero di San Nicola di Casole, presso Otranto, dipendenza attestata inequivocabilmente da un documento del 1392. Del complesso monastico ad oggi rimane la chiesa, mentre del Monastero è ancora visibile qualche frammento nella zona presbiterale.

    Chiesa dell’Immacolata -Melendugno-

    Costruita nel 1666 ai margini delle mura della città ed in prossimità della porta che conduceva a San Foca. Essendo quindi periferica ed in una posizione esposta, si ritenne opportuno dotarla di qualche elemento difensivo. Fu attrezzata di un robusto parapetto, tuttora esistente, che, seppur inutile dal punto di vista stilistico, era adatto ad offrire riparo a chi, prendendo la mira delle feritoie praticate lungo i prospetti di tramontana, ponente e scirocco, aveva il compito di reagire contro gli assalitori. L’intera parete del lato ovest occupa l’altare maggiore datato 1698, incastona un notevole intreccio di fiori, frutti, angeli e uccelli. Svetta la tela di San Giovanni Battista, originario titolare della Chiesa, e quelle della Vergine Immacolata, di Santa Lucia e Santa Marina. Successivamente, nel 1777, venne eretto l’altare dedicato a San Donato.

    Chiesa Madre Maria SS. Assunta -Melendugno-

    Presente nella piazza Mons.Durante, la chiesa risale al XVI secolo e presentava un’unica navata, quella che allo stato attuale rappresenta la navata centrale in una pianta tipicamente a croce latina. Al suo interno, sotto il pavimento, trovano posto diciannove sepolture. Il settecento rappresentò un periodo di grandi trasformazioni per l’edificio sacro che venne allargato con le attuali due navate laterali e fu eretto il campanile; ci troviamo nel 1696. Sotto la statua dell’Assunta l’epigrafe rivela la data in cui è stato rielaborato il prospetto, 1774. L’interno venne arricchito da un nuovo coro e dalle cappelle dedicate al Crocifisso, al Sacramento e a San Niceta. All’interno sono da ammirare i seicenteschi altari come quello dedicato alla Madonna del Rosario, opera di Aprile Petrachi che realizzò anche il crocifisso in legno, il paliotto in pietra leccese raffigurante l’Ultima Cena, parte dell’antico altare maggiore e la cinquecentesca porta della sacrestia.

    Chiesa di S.S. Medici -Melendugno-

    Eretta nel 1759, si colloca in via Roca ed ha una struttura a tre navate.  All’interno dei locali ad uso sacrestia è possibile visitare una mostra fotografica ed iconografica permanente dedicata ai Santi Medici.

    Chiesa Presentazione del Signore -Borgagne-

    Questa chiesa presenta dell’edificio cinquecentesco la parte absidale. Consacrata nel 1584, viene completata da un robusto portale costruito nel 1611. La struttura dispone di un’unica navata, coperta a volta nel 1780 ed ha quattro altari, due per lato. La chiesa fu dedicata alla Presentazione del Signore, come rilevano l’epigrafe latina ed il portale, che fu conservato nella ricostruzione settecentesca. Fu Emanule Orfano a realizzare gli altari e le pile dell’acqua lustrale e del fonte battesimale. Di pregevole fattura sono le tele che adornano la chiesa: Madonna Immacolata e San Giuliano (1790), Vergine del Rosario con i Santi in cui è raffigurata una veduta di Borgagne della prima metà del seicento e lo stemma del paese costituto da due cornucopie sormontate da tre spighe e tre stelle a otto punte, Martiri di Otranto, Sant’Antonio da Padova, Sant’Oronzo. Da vedere anche le tre statue in pietra colorata del Redentrore e degli Arcangeli Michele e Raffaele, collocate in origine sull’altare maggiore e un tabernacolo ligneo. Recenti restauri hanno riportato agli antichi colori originari la splendida volta absidale, gli altari delle Anime Sante e di Sant’Antonio, l’acquasantiera e il fonte battesimale.

    Chiesa Madonna del Carmine -Borgagne-

    Risalente al 1619 è tutto ciò che resta del convento dei carmelitani, abitato sino al 1625. La facciata, inquadrata da due paraste, è costituita da una piccola finestrella posta in asse con l’unico portale d’accesso sul quale è posizionato lo stemma del paese. L’interno, ad unica navata, ospita due altari laterali ed uno centrale, cioè l’altare maggiore, realizzato nel 1658, caratterizzato da una decorazione barocca che accoglie ai lati le statue di Sant’Agata e Santa Lucia. L’abside, che sembra appartenere ad una struttura più antica, si conserva un affresco della Vergine in cui, così come nella tela della Vergine del Rosario nella chiesa madre, è raffigurata una veduta seicentesca di Borgagne.


  • Frantoi Ipogei

    Frantoio Ipogeo – Melendugno

    Inseguito a degli scavi, che rientravano nel piano di “Rigenerazione Urbana”, è stato fatto riemergere un antico frantoio ipogeo. Rinvenuto nelle immediate vicinanze della Chiesa dell’Immacolata.  Ricoperto dal tempo, dai detriti, l’antico opificio è stato portato alla luce solo nel 2015 e ora rappresenta un patrimonio artistico di notevole valore ed interesse.

    Frantoio Ipogeo – Borgagne

    Costruito nel ‘500 costituisce il seminterrato di Palazzo Sciurti, che si trova in via Lecce, ed è posto due metri sotto il piano stradale. Risulta scavato nel banco roccioso di natura tufacea, per un’altezza media di 120 centimetri. Si accede alla struttura dopo aver varcato una scala a rampa unica, con copertura a botte, totalmente realizzata in muratura. Sulla rampa di accesso a sinistra si apre il piano mezzano che fungeva da zona riposo per gli operai. Giunti all’interno del frantoio, ci si trova nell’ambiente principale, alla cui destra vi è l’ingresso per il deposito. Potrete osservare i resti del torchio ligneo, in parte sovrapposto alla costruzione di un caminetto di ben più recente costruzione.


  • Castelli - Torri e Fortezze

    Castello D’Amely ­- Melendugno

    Il Palazzo Baronale D’Amely, chiamato anche Castello, si presenta come una grande torre poligonale, edificata su progetto del celebre ingegnere militare Gian Giacomo Dell’Acaya nella seconda metà del XVI secolo, su commissione di Pompeo Paladini, settimo barone di Melendugno e Lizzanello. La pianta stellare dell’edificio trova solo tre confronti in tutta la Puglia. La torre, un tempo circondata dal fossato, sorgeva isolata rispetto alla cerchia delle mura medievali, divenuta probabilmente un sistema difensivo poco efficace. Alta 12,50 metri con mura 4,5 metri, presenta una base scarpata e una facciata divisa da due tori marcapiano. L’accesso era possibile attraverso un ponte levatoio protetto sulla verticale da una caditoia. Con l’avvento dei baroni D’Amely, il ponte levatoio fu sostituito con uno in muratura chiuso da un portale di foggia cinquecentesca sormontatadall’ebrela nobiliare: due leoni addossati e coricati che sostengono sul dorso una torre merlata. Al di sopra dello stemma troneggia la statua della Madonna Immacolata. Nei pressi della torre sci collocavano le carceri baronali, i magazzini per i viveri, la torre con guardiola piccol cappella al pian terreno che conserva ancora gli affreschi del Cristo Crocifisso e di una Madonna col Bambino

    Castello Petraroli – Borgagne

    Un tempo si ergeva ai margini del piccolo abitato di Borgagne, in direzione est, allo scopo di svolgere, con maggiore efficacia, la funzione difensiva. Il complesso presenta una pianta rettangolare ed una torre innalzata nel 1498, la cui data è ricavata dall’iscrizione nella muratura eretta a difesa dell’abitato. L’opera di costruzione di Petraroli non si arrestò con la costruzione della sola torre ma continuò con l’intera edificazione del castello. Sviluppato su una pianta quadrata con cortile centrale subì varie modifiche per ampliamento. Poi vennero apportate modifiche in relazione al suo attuale utilizzo ad abitazione privata. Adiacente al castello, la piccola cappella della Madonna del Rosario.

    Casa Torre di Via Castello – Borgagne

    Le “case-torre”sono costruzioni cinquecentesche la cui funzione principale, oltre a quella abitativa, era strettamente collegata alla funzione difensiva dell’abitato. Tra queste, la più caratteristica casa-torre, si trova in Via Conciliazione Laterano e presenta archetti pensili e una colonna angolare con i monogrammi di Cristo e della Vergine.

    Torre di avvistamento – Torre Specchia Ruggeri

    Delimita il territorio comunale di Vernole con quello di Melendugno. A ridosso della Torre, poco più a nord, si estende la splendida riserva delle Cesine. Questa Torre, come tutte quelle che sorgono su questo tratto di costa, vengono erette nel ‘500. Dalla forma quadrangolare , la Torre venne costruita per rispondere alle esigenze di controllo e avvistamento delle imbarcazioni turche che minacciavano, con le loro incursioni via mare, i centri abitati del Salento.

    Torre di avvistamento – San Foca

    Conosciuta anche come “Torre di San Fuca” o di “Capo di Sapone” fu costruita nel 1568 dal maestro Antonio Saponaro di Lecce. Di base quadrata e corpo tronco piramidale e con due vani sovrapposti. La muratura esterna è detta “a scarpa”, ovvero con muro inclinato. Nel 1576 il sindaco di Lecce, Gaspare Maremonte donò alla torre un falconetto di 3 libbre, come corredo all’armamento della torre che, come punto d’avvistamento, comunica a nord con Torre Specchia Ruggeri e a sud con Torre Roca Vecchia. Da pochi anni la torre, in seguito a dei lavori di restauro, ospita gli uffici della Capitaneria di porto.

    Torre di avvistamento – Torre dell’Orso

    Eretta nel XVI secolo, ed utilizzata per l’avvistamento delle imbarcazioni turche, dispone di base quadrangolare e corpo tronco piramidale. Il nome potrebbe derivare, secondo alcune ipotesi, da Urso, cognome del proprietario dell’agro. Stando ad un’altra ipotesi il nome potrebbe risalire a Sant’Orsola. Infine la più suggestiva è quella che attribuisce il nome alla figura scolpita dal tempo sulla roccia costiera e che sembra proprio delineare l’immagine di un orso.

    Torre di avvistamento – Torre Sant’Andrea

    La costa si innalza, la scogliera si interrompe in diverse calette. La più grande di queste è quella che ospita il villaggio di Torre Sant’Andrea. Un villaggio tipicamente di pescatori,  all’ingresso del quale svetta il faro del porticciolo, costruito a ridosso della Torre che da il nome alla località.

    Fortezza – Roca Nuova

    Roca Nuova è un villaggio medievale disabitato. L’ottimo livello di conservazione e la recente restaurazione, permettono di notare la torre cinquecentesca, la chiesetta di San Vito ed il piccolo borgo che nacque dall’esigenza della popolazione di spostarsi dall’assediata Roca Vecchia. Il re di Napoli ed il Vescovo di Lecce incentivano lo spostamento dei rocani, presso il nuovo insediamento, offrendo piccole soluzioni abitative, gratuitamente, a chi lasciava le vecchie dimore. La Fortezza di Roca Nuova si completa quindi con piccoli appartamenti, mono e bilocali.

    Faraglioni – Le due sorelle

    Nell’estremo sud della Baia di Torre dell’Orso, si incontrano due faraglioni, vicini e molto simili, per questo motivo denominati “le due sorelle”. Secondo la leggenda il nome deriva da due sorelle che un giorno decisero di sottrarsi alle fatiche quotidiane cercando refrigerio nel mare. Tuffandosi da una rupe, nel mare in tempesta, non riuscirono più a guadagnare la riva. Gli dei mossi da compassione, le tramutarono nei due suggestivi faraglioni. Passando alla storia documentata,  questo tratto di mare, rappresentava il porto dell’antica città-santuario  di Roca ed era scalo fondamentale dei naviganti che giungevano o si recavano sull’altra sponda adriatica.

Utile? Condividilo su: